Quando il Mulino divenne Bianco

di Emmanuel Grossi

Il debutto televisivo di Mulino Bianco non fu dei più esaltanti: sfumata per un soffio la prestigiosa partecipazione di Ella Fitzgerald, toccò ripiegare su una serie di caroselli assai modesta, in cui una mamma narra alla figlioletta le proprie origini contadine rivedendosi bambina a recitare filastrocche della tradizione popolare. Ma la nuova linea di biscotti, curata fin nei minimi dettagli (forme, nomi, packaging…) e subito di successo, meritava un miglior trattamento filmico, che sposasse appieno e sapesse vivificare la bella headline “Mangia sano, torna alla natura”.

Era la metà degli anni Settanta e il “ritorno alla natura” era un tema di stretta attualità, variamente interpretato e declinato dalla pubblicità (soprattutto, è facile intuirlo, dei generi alimentari): vi fu chi lo idealizzò sognando un nuovo Eden, chi mirò a The Age of Aquarius con le sue implicazioni hippy e giovanilistiche, chi vi legò istanze ecologiste, chi il binomio salute-benessere, chi – come Mulino Bianco – ripartì dalle origini, da quella società rurale così lontana dalla frenesia contemporanea ma che era emblema di genuinità e di un sistema valoriale universale e atemporale.

A considerazioni analoghe giunse, in quegli stessi anni e per tutt’altre strade, anche Ermanno Olmi, che si apprestava a girare il celebre L’albero degli zoccoli. Le riprese del film e dei primi short della serie Quando i mulini erano bianchi avvennero pressoché in contemporanea; c’è chi ricorda che fu proposto al regista di girare anche le pubblicità, forse approfittando dei suoi trascorsi col produttore Mario Fattori (con cui aveva realizzato memorabili caroselli natalizi per Asti Cinzano), ritornato a collaborare con Barilla dopo le serie di fine anni Cinquanta con Giorgio Albertazzi 1 e Dario Fo 2. Ma la ventilata collaborazione con Olmi sfuma e le riprese sono affidate prima a Giuseppe Fina (in uno dei suoi rari lavori pubblicitari), poi a Edo Cacciari che, dopo aver macinato centinaia di caroselli proprio alla General Film di Fattori, negli anni Ottanta s’era buttato nel libero mercato (ritirandosi a vita privata a fine decennio). Un legame con L’albero degli zoccoli però permane: gran parte delle ambientazioni della serie, che si protrarrà dal 1977 al 1985 3 con soggetti sempre nuovi ma struttura quasi invariata, sono curate dallo stesso scenografo del film, Enrico Tovaglieri, che nella sua lunga e felice carriera ha sempre alternato (instancabile!) cinema, televisione e pubblicità: un esempio per tutti, i caroselli Barilla del 1970 con Mina e le opere d’arte contemporanea 4 girati da Valerio Zurlini.


Note


1 Vedi in questa stessa rubrica “Giorgio Albertazzi, il cigno della pastasciutta” di Emmanuel Grossi
2 Vedi in questa stessa rubrica “Dario Fo: Barilla, tre amici e un cacciaballe” di Emmanuel Grossi
3 Campagne 1977-1985
1977 (1234)
1978 (12345)
1979 (1568)
1980 (1568101112)
1981 (34567)
1982 (2345689)
1983 (123)
1984 (349)
1985 (3814)

4
Scultura-scenografia di Mario Ceroli: (0111)
Dipinto di Titina Maselli: (0313)
Dipinto di René Magritte: (0510)
Dipinto di Alberto Burri: (16)