Steffi e Bob

di Emmanuel Grossi

All’inizio degli anni Novanta, dopo un decennio di spot non memorabili e nemmeno lontanamente paragonabili ai successi mietuti in patria, Barilla decide di investire massicciamente sulla propria comunicazione internazionale, puntando sui testimonial. Ne scrittura addirittura tre, uno più famoso ed importante dell’altro: Gerard Depardieu per la Francia, Placido Domingo per la Spagna e Steffi Graf per la Germania. Sarà costei a rimanere legata più a lungo all’Azienda: interpreta vari short fra il 1991 e il 1993 e farà gradito ritorno a fine anni Duemila, intrattenendosi per un altro biennio.

La serie probabilmente più simpatica e in cui si percepisce più forte il legame con il tennis, tramite un’ironica decontestualizzazione e dissacrazione di elementi-simbolo della disciplina, è quella del 1993, articolata in tre soggetti. Nel primo Steffi, trattenuta al telefono mentre la pentola è sul fuoco, per non far scuocere gli spaghetti tira una palla con la sua mitica racchetta e colpisce esattamente il pulsante dell’accensione del gas, spegnendolo; nel secondo è protagonista proprio la racchetta, usata impropriamente come scolapasta in assenza di uno vero; nell’ultimo la dissacrazione è ormai totale e investe il Rosewater Dish, il vassoio di argento sbalzato trofeo del torneo singolare di Wimbledon, che Steffi aveva già vinto cinque volte (quasi consecutive, “bucando” solo l’edizione del ’90) e nel quale rovescia la pastasciutta per servirla in tavola agli amici, avendo accidentalmente fatto cadere e mandato in frantumi il piatto di portata…

A queste trovate curiose (ideate dall’agenzia Butler & Shine di Sausalito, in California) si aggiunge un trattamento filmico non convenzionale, secondo lo stile del regista americano (d’origine italiana) Bob Giraldi, al tempo uno dei più apprezzati al mondo. Rompono gli schemi anche le luci, grintose e contrastate, e le riprese, effettuate macchina a mano: autore di entrambe è il valente direttore della fotografia Luca Robecchi, che in quegli anni affianca spesso Giraldi, in short italiani e stranieri, ad esempio per Buitoni, ENI, Peroni e Campari (in uno spot dalle atmosfere magiche e sensuali girato solo pochi mesi prima sulle spiagge di Rio de Janeiro).
Molti altri sono gli appuntamenti di Giraldi con Barilla (e Mulino Bianco). E spesso ammantati di neve: nel 1991 dirige, fra husky e abetaie, Paul Newman nei panni di Babbo Natale, nel ’92 Alberto Tomba novello James Bond e nel ’94 Zucchero e un coro di bambini, racchiusi (miracoli della post-produzione) in una natalizia boule de neige.